[radioFinzioni]
dalì ha ragione (anche no)

E’ un po’ come quando sei al cinema e stai vedendo un film veramente brutto, e a un certo punto si sente una voce che dice: “Tratto da una storia vera”. Ma da quando in qua la realtà rende migliore una storia?

(Tom Waits @ Storytellers)


Il dato è tratto da una storia vera, diceva Giulio Cesare quando voleva fare il simpatico. La verità, vi prego, sull’amore, sulla vita, sull’universo e su tutto il resto, ma perché? Perché la verità? Perché la vita? Dopo l’uscita di Fight Club, Chuck Palahniuk riceve decine di lettere di energumeni da tutta l’America che gli dicono: Vecchio, arrivi tardi, noi facciamo a cazzotti di nascosto già da un paio d’anni, ci hai fregato l’idea. La verità, quella volta, è arrivata prima della finzione: se esistesse un’anagrafe delle risse clandestine, un buttafuori del Kentucky potrebbe trascinare lo scrittore in Tribunale e dimostrare ai signori della Corte che l’idea dei cartoni sul naso di nascosto l’avevano avuta lui e suo cugino, e avrebbe tecnicamente ragione. Ma il buttafuori del Kentucky non sa scrivere, e lo scrittore invece sì, e il fatto che Fight Club sia tratto (involontariamente) da una storia vera non ce lo fa certo piacere di più. Né di meno.

“La biografia è il genere letterario che consente la maggior libertà d’invenzione”, l’ha detto Oscar Wilde. No, non è vero, me lo sono appena inventato. I manuali d’istruzioni, i libri che ci insegnano lo zen e l’arte di smettere di fumare, quella dovrebbe essere la verità, no? No.

50 segreti magici per dipingere di Salvador Dalì è un libro barocco e sfrontato, stilosissimo nel nero triangolare delle Carte d’Artisti delle edizoni Abscondita, quei volumetti così sottili e preziosi che rubarli è un piacere. Il titolo, almeno quello, dice la verità: c’è il Segreto della Forma dell’Oliva, il Segreto del Blu Cobalto e altri 48 segreti in fila per sei col resto di zero, perché 48 è divisibile. Il cinquantesimo segreto - il Segreto dell’Angelo - sigilla il manuale sancendone (sancendone?) la perfetta inutilità: “L’ultimo segreto di questo libro, infatti, è che prima di tutto questo è assolutamente necessario che, nel momento in cui ti siedi davanti al cavalletto per dipingere il tuo quadro, la tua mano sia guidata da un angelo”. Fine.

Non serve credere agli angeli: se esistono, l’unica possibilità di applicare i consigli di Dalì è che un* di loro ci tenga per mano; se non esistono, abbiamo appena finito di leggere un manuale fondato sul nulla. In entrambi i casi, questo libro è inutile. Perché leggerlo, dunque? Prima di tutto perché l’inutilità non è mai stata un difetto; ma soprattutto perché Dalì insegna a dipingere il cielo e la carne, e poi spiega perché il Verde Veronese è il Maresciallo di Tutti i Verdi, e raccomanda di iniziare a disegnare la figura umana partendo dall’alluce, perché “partire dalla testa sarebbe un errore imperdonabile”, e questa non è mica una spiegazione, è una ripetizione dello stesso concetto, esatto, concetto che come tutti gli altri è narcotizzato dall’apparizione finale della mano dell’angelo che spazza via ogni coerenza.

“E’ innegabile che ogni buon pittore sbavi (…) perché il pittore con il suo quadro è come un cane con il suo osso”. I pittori sbavano? No. Però provate a sottoporre la metafora del cane e dell’osso a un pittore, e lo vedrete scodinzolare d’approvazione: è proprio così, Dalì sa cosa brucia nel cervello dei suoi simili, e i suoi simili siamo noi, anche se non dipingiamo, io non dipingo, però questo libro lo capisco, questo pezzo è il mio osso, e io lo scrivo e sbavo. Se dovessi prendere Dalì alla lettera, se dovessi cercare la verità tra i suoi 50 Segreti, sarei un antipatico fanatico pratico, uno che cerca sulla Bibbia l’indirizzo di un albergo in Palestina (cit.), e invece le storie si possono usare anche se sono solo storie, anzi, proprio perché sono solo storie. La verità-dei-fatti non ha mai fatto un gran che per migliorare le nostre vite: le storie, quelle sì.

Un mio amico, per dire, si è fatto licenziare dalla libreria in cui faceva il commesso perché metteva tutte le Bibbie nel ripiano Fantascienza. Ah, ah, davvero? No.

Domani esce Finzioni numero 9, simone rossi ha scritto La Citazione del Mese e ci teneva a farvelo sapere.